“Umano-disumano” dialoghi sulla giustizia.
Miei appunti e riflessioni 
tratti dall'ascolto di una trasmissione alla radio (RAI 3) 
con
Stefano Levi Della Torre studioso di ebraismo scrittore del libro “Zone di turbolenza” 
Antonio Cassese studioso dei diritti internazionali AIA

Raccontare le atrocità viste è un bisogno dell’osservatore, una terapia per il dolore provato. La testimonianza deve essere conosciuta e anche riconosciuta (e quindi avvalorata) deve essere l’esperienza del testimone.
Di fronte agli orrori che l’uomo è capace di compiere ai danni di altri esseri viventi, che appartengano o meno alla propria specie, la considerazione d’obbligo dovrebbe essere: “nulla di disumano mi è completamente estraneo”. Da cui iniziare a riflettere, farsi domande, darsi risposte e sopratutto prendere decisioni e scegliere i propri comportamenti.
Perché è ai fatti che bisogna arrivare, per cercare di migliorare le cose ingiuste di questo mondo.
All’intollerabile bisogna ribellarsi. Bisogna rifiutarsi di essere conniventi e dunque complici.
Più diffusa invece è la reazione di difesa, con una sorta di negazione di una realtà giustamente avvertita come intollerabile: “la disumanità che vedo non mi riguarda”. 
Mentre la realtà è che l’atroce alberga in ognuno di noi, almeno potenzialmente. 
La disumanità (i cui sinonimi sono crudeltà ed efferatezza) appartiene al mondo degli umani. Il concetto di ciò che è umano, (in contrapposizione al disumano),  ha a che fare con la coscienza del giusto, col senso etico di cui, appunto, l’umano sarebbe dotato. 
L’umano (se sufficientemente sano di mente) "sente" la voce della coscienza: getta necessariamente uno sguardo di auto-osservazione su se stesso. Avere una coscienza permette di oggettivare e giudicare noi stessi mentre si agisce. Anche chi è costretto ad agire atrocemente per routine si trova costretto a guardarsi perché altri li guardano. 
Mi vengono in mente gli aguzzini dei vari campi di sterminio, ma anche i dipendenti dei luoghi di "detenzione" e tortura quali sono gli allevamenti di animali per vario uso e consumo umano: sono miliardi, ogni minuto che passa, le creature innocenti che vengono vergognosamente, ingiustificabilmente, massacrate. 
Miliardi di esseri viventi senzienti sono continuamente abusati e uccisi ovunque nel mondo, in diverse circostanze, per innumerevoli scopi; se non ne parliamo, se non denunciamo quello che viene fatto loro è come se li uccidessimo una seconda volta. Questa inclinazione alla reticenza ipocrita umana è molto diffusa: anche le vittime scampate dai campi di sterminio vennero fatte testimoniare dopo anni dal loro ritorno, non vennero ascoltati subito.
Umanità, nel senso comune, è sinonimo di alta capacità di comprensione, cortesia, benevolenze, generosità e altre qualità che, in quanto esseri umani, dovrebbero contraddistinguerci dagli altri animali che non ne sarebbero altrettanto dotati. Vengono molte perplessità, a riguardo.
Al contrario, il concetto di disumanità, nel suo significato di atrocità intollerabile ci contraddistingue in maniera evidente e innegabile e non si può assolutamente attribuire a nessun’altra specie vivente: non possiamo affermare che il leone nell’uccidere la gazzella compia un’azione intollerabile, o “disfelina”. 
Un occhio che ha visto insinua una incrinatura in chi è visto. Coloro che compiono delle atrocità e sono osservati poi sentono il bisogno di giustificarsi;
in tali circostanze violente e abusanti soffrono anche loro, ma di solito non sono chiamati a riflettere e prendere coscienza del fatto che sono comportamenti e situazioni intollerabili, sia per chi agisce, sia per chi subisce; e al tempo stesso che è possibile cambiare, volendo e decidendo in tal senso. 
Il problema non riguarda soltanto aguzzini di ogni sorta, allevatori, o macellai - anzi - i consumatori, la gente "per bene", proprio quella che "non farebbe male a una mosca", è la più responsabile. 
Infatti anche coloro che sostengono, con l'utilizzo quotidiano di prodotti animali, il sistema socio economico attuale, fondato sullo sfruttamento e sulla sofferenza di esseri senzienti innocenti e indifesi, sono spesso molto a disagio nei confronti di chi ha scelto di vivere senza crudeltà (e conduce un'esistenza serena e soddisfatta).

Voglio ricordare che - in ogni momento - è possibile decidere di cambiare le proprie abitudini disumane.

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